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Terminato l’intervento di correzione dell’alluce valgo, medicato e fasciato il piede, incomincia il decorso post-operatorio. Un periodo di convalescenza durante il quale si deve compiere un fondamentale processo biologico di guarigione: il callo osseo. Il metatarso, infatti, una volta interotto e spostato nella posizione desiderata è mantenuto in posizione corretta unicamente dalla particolare geometria ad incastro della osteotomia, che gli conferisce stabilità, specie sotto carico (con il paziente in piedi) e da una vite, che può essere in titanio o in materiali riassorbibili, come l’acido polilattico o il calcio trifosfato. Manca, ancora del tutto, il callo osseo, che salda in maniera più efficace e stabile e soprattutto in maniera definitiva le due parti di metatarso interrotte, spostate e aggiuntate. Per la formazione di un callo osseo, che conferisca alla correzione una certa forza di coesione, sono necessari almeno venti giorni per questo motivo le calzature EBi sono progettate per lasciare il piede in una posizione statica.

In queste tre settimane, le proteine del sangue stravasato si organizzano da prima in fibre collagene di fibrina e queste, a loro volta, si uniscono a formare tralci di tessuto connettivo spesso e tenace, che funge da potente collante tra le due superfici di osso aggiuntate. Si forma così uncallo osseo fibroso, non ancora tanto robusto come l’osso sano, ma sufficiente per poter camminare con le calzature EBI con i Plantari Duble Fit ed appoggiare e attivare nuovamente l’alluce.

Risultano più chiare adesso le raccomandazioni dell’ortopedico date al paziente nell’imediato post-operatorio: a poche ore di distanza dall’intervento,una volta terminati gli effetti dell’anestesia è già possibile appoggiare il piede a terra e compiere qualche passo con una camminata a zappa di elefante, se necessario per recarsi in bagno. La piccola vite che tiene insieme il metatarso corretto e la particolare geometria del’osteotomia, autostabilizzante, conferiscono alla correzione appena ottenuta una stabilità tale da concedere i primi passi anche in totale assenza di callo osseo.

Per prudenza al paziente viene tuttavia fatta indossare una scarpa post-operatoria che è disegnata in maniera tale da mantenere sollevato da terra l’avampiede e quindi anche l’alluce operato. Si tratta delle nostre scarpe EBI, dotate di una suola che concede solo l’appoggio del tallone e della pianta e che di fatto non permette all’alluce di dare peso in punta. Una accortezza che aiuta a camminare senza sollecitare eccessivamente la parte operata. Il paziente deve quindi dotarsi di questa calzatura aquistandola presso il nostro sito e deve essere del proprio numero, non è necessario abbondare perché le calzature sono state progettate per piedi sia posto operazione che dopo i circa 20 giorni (seguendo indicazioni del medico), quindi ordinate il normale numero che indossate, perchè la fasciatura protettiva risulta ingombrante e occupa un certo spazio, ma il sistema duble fit evita l’acquisto di 2 calzature. Prima di indossare la scarpa e compiere i primi passi si deve tuttavia attendere qualche ora.

Il paziente, quando esce dalla sala operatoria, è disteso e sospinto da un infermiere su un lettino mobile e ha ancora il piede e la gamba completamente addormentati dall’anestesia.

post operazione il piede viene fasciato

post operazione il piede viene fasciato

 

 

 

 

 

 

 

il paziente viene accompagnato nella sua stanza e trasferito, dalla lettiga mobile, al suo letto. Il paziente è perfettamente vigile, collaborativo e Compiuta la valutazione radiologica, non avverte alcun dolore alla parte operata, ma gli viene ancora, tassativamente, vietato di alzarsi dal letto, anche solo per andare in bagno. L’anestesia infatti non solo addormenta e toglie sensibilità alla parte, ma blocca anche i comandi motori alla gamba e al piede. Pertanto, il paziente, fintanto subisce gli effetti dell’anestesia non è in grado, ne di avvertire l’appoggio del piede a terra, ne di comandare il piede per sostenersi e rischierebbe una rovinosa caduta a terra con la possibilità di urtare e compromettere l’allineamento dell’alluce.

La durata dell’anestesia dipende molto dalla quantità di anestetico locale con cui è stato bloccato il nervo, dal tipo di anestetico locale utilizzato ( di norma si utilizzano 10 cc di chirocaina o di naropina ) e dalle capacità metaboliche individuali di smaltimento del farmaco. Di norma l’anestesia dura da un minimo di 4 ore ad un massimo di 24 ore e viene programmata dall’anestesista, anche in base al tipo di ricovero effettuato. Se infatti, per il paziente è stato previsto un day surgery e viene dimesso in giornata, la quanti trà di anestetico somministrata sarà più modesta e il tipo di anestetico impiegato scelto tra le molecole che hanno una minor durata di azione, in modo da consentire al paziente una precoce mobilità autonoma, per salire e scendere dalla macchina che lo accompagnerà a casa. Al contrario, in caso di ricovero ordinario, di uno o due giorni, l’anestesista provvederà ad una anestesia di lunga durata, in modo da lasciare la parte addormentata il più a lungo possibile. Di norma anche quando il piede si sveglia non compaiono dolori lancinanti e insopportabili, più comunemente i pazienti da me operati riferiscono una sensazione di gonfiore e indolenzimento, come per la presenza di un grosso livido. Tuttavia, a copertura di aventuali dolori, viene di routine compiuta una profilassi contro il dolore somministrando, in vena, alcuni farmaci antidolorifici con un sistema ad elastomero.

Successivamente, una volta a casa, il paziente può prendere al bisogno altri antidolorifici, ma, nella maggior parte dei casi, i pazienti riferiscono benessere e di non avere avuto la necessità di ricorrere a nessun trattamento antidolorifico. Nel foglio di dimissione che viene consegnato ad ogni paziente al momento dell’uscita sono specificati oltre agli antidolorifici anche i farmaci per la profilassi contro le complicanze vascolari come la flebite e la tromboflebite. Si tratta di eparine a basso peso molecolare che hanno la funzione di rendere il sangue più fluido e meno coagulabile.

oltre alle prescrizioni di farmaci, anche delle utili raccomandazioni: mantenere il piede sollevato in posizione antideclive, quando non è indispensabile la deambulazione e applicare e la crioterapia ad intermittenza. La prima raccomandazione serve ad evitare che il piede si gonfi eccessivamante. Infatti, la parte operata, tende già in condizioni di riposo a gonfiarsi per l’edema e l’accumulo di liquidi trasudati nei tessuti e se in aggiunta a questo normale fenomeno fisiologico, si aggiunge la difficoltà di circolo venoso che il piede sviluppa nei giorni immediatamente successivi all’intervento, ecco che si spiega la raccomandazione di mantenere il piede sollevato all’altezza del cuore per favorire il ritorno venoso dalla periferia al circolo centrale. La seconda raccomandazione riguarda invece la applicazione di ghiaccio sulla parte operata ad intervalli durante la giornata: 20 minuti, 4-5 volte al giorno il trattamento consigliato per avere una valida azione antiedemigena e antidolorifica, riducendo così la eventuale assunzione di farmaci antidolorifici.

  • 1° controllo post-operatorio con lo specialista in 15esima giornata ( non medicare, non rimuovere e non bagnare la fasciatura ) Questa ultima nota sta a significare che non è necessario medicare o controllare la parte prima di due settimane dall’intervento in buon accordo con le linee guida nordamericane che ritengono le medicazioni di una ferita chirugica sterile potenziale fonte di contaminazione batterica. Solo dopo due settimane, infatti, il paziente si reca dall’ortopedico per rimuovere la fasciatura a valutare i risultati dell’operazione. In questa occasione il paziente non deve temere alcun dolore per la rimozione della sutura, perche i punti sono stati dati in un materiale intrecciato e riassorbibile , che al momento della visita cadono senza traumi, semplicemente tamponando la ferita chirurgica, ormai rimarginata, con una garzina imbevuta di un comune disinfettante. Un cerotto o secondo i casi, una benda leggera, sono applicati a protezione della parte ancora per una settimana così come viene raccomandato l’uso della scarpa EBI fino al ventesimo giorno dall’intervento senza il sottopiede 1+2.
  • Compiuti i venti giorni, infatti, il cerotto e la benda possono essere rimosse e il piede normalmente lavato con acqua tiepida e amuchina, per detergere finalmente il piede. La scarpa EBI viene utilizzata con aggiunta del sottopiede 1, non è necessario acquistare calzature di un numero più grande come avveniva nel passato con utilizzo di calzature specifiche solo per utilizzo posto operazione nei primi circa 20/30 giorni (seguendo indicazioni del dottore), inoltre se il piede è ancora gonfio si può utilizzare sempre la calzatura EBI con sottopiede 1 , senza sottopiede 2 per entrambi i piedi fino che il piede ancora leggermente gonfio non sia sgonfiato.
  • Queste scarpe dovranno essere indossate per circa un mese con sottopiede 1, fintanto che il piede non si asciuga del tutto dall’edema post-operatorio, poi possiamo inserire il sottopiede 2 e a libera scelta indossare queste calzature fin che si desideri.
  • Non è di norma prevista la fisioterapia per favorire la ripresa della funzionalità dell’alluce e il normale schema del passo, a patto che si seguano le raccomandazioni dello specialista: superati i primi venti giorni dall’intervento è necessario camminare con calzature EBI e articolare lo schema del passo dando pieno appoggio sull’alluce operato. In altre parole deve essere assolutamente evitato l’atteggiamento protettivo e antalgico che induce il paziente ad evitare di articolare l’alluce e di fargli compiede il suo lavoro di leva e spinta nella fase finale del passo. Si osserva frequentemente in chi è stato operato da poche settimane un appoggio scorreto in supinazione ( appoggio sulla parte laterale del piede) con scarsa attivazione del tendine flessore lungo dell’alluce ( quello che flette plantarmente il dito per dare la spinta al passo). In questi pazienti si osservano, se il passo non viene immediatamente corretto, lo sviluppo di dolore ed edema da sforzo sulla parte laterale della caviglia e una certa rigidità dell’alluce per lo sviluppo di aderenze articolari. Effetti sfavorevoli al regolare decorso post-peratorio, che tuttavia possono essere facilmente annullati, mostrando al paziente alcuni semplice esercizi per la mobilizzazione dell’alluce e indicando il corretto schema del passo, nel corso della seconda visita di controllo, che in genere viene fissata 30 giorni dopo l’operazione (seguendo indicazioni del medico). Un terzo controllo post- operatorio viene fissato di norma dopo tre mesi dall’intervento con le radiografie eseguite in due proiezioni (dorso-plantarie e laterali) sotto carico (in piedi) per accertare la avvenuta guarigione del piede, il recupero di una corretta deambulazione e di un fisiologico appoggio plantare. Le radiografie a questo punto non mostrano solo la avvenuta trasformazione del callo osseo fibroso in vero osso, ma anche il rimodellamento che il metatarso ha subito seguendo le nuove linee di forza e di carico che hanno quasi cancellato le tracce del pregresso intervento e dell’osteotomia. Se tutto il timing post-operario non subisce ritardi e il paziente rispetta tutte le raccomandazioni dell’ortopedico, il ritorno alla normale deambulazione è previsto dopo venti giorni dall’intervento, la guida della autovettura in 25esima giornata, il ritorno ad attività lavorative sedentarie dopo 30 giorni (seguendo indicazioni del medico) e quelle pesanti o con scarpe antinfortunistiche dopo 45 giorni. Lo sport è invece concesso in palestra e per attività che non comportano salti e corsa dopo soli 30 giorni, mentre per il calcio, la corsa e l’atletica sono necessari 3 mesi di attesa perchè il metatarso recuperi la necessaria robustezza.

video dopo poche ore post intervento